Luca Cappellaro

C’è un momento, verso la fine dell’anno, in cui il rumore di fondo si abbassa. Le scadenze rallentano, i feed si riempiono di "best of", e torna naturale fare quello che facciamo ogni dicembre: tirare le somme. Guardarsi indietro per capire cosa ha funzionato, cosa no, e cosa ci ha portato fin qui. Ma questo bilancio non può fermarsi al passato. Perché mentre chiudiamo il 2025, lo sguardo scivola inevitabilmente sul 2026: un anno che si preannuncia ancora più incerto. Incerto sia per fattori esterni, un contesto geopolitico che continua a influenzare mercati, aziende e lavoro quotidiano, ma anche per ragioni più personali, come la prospettiva di ridimensionare ulteriormente i propri obiettivi, aspettative e priorità.

A rendere il quadro ancora più complesso ci sono le nuove tecnologie. Alcune sono già entrate silenziosamente nelle nostre routine, come l'intelligenza artificiale, altre nel 2026 potrebbero cambiare in modo più evidente la prospettiva globale: il modo in cui lavoriamo, prendiamo decisioni, creiamo valore. È il caso di nuove tecnologie come Swift SDK per Android, che va ad affiancarsi a Kotlin Multiplatform e Compose Multiplatform, che potrebbero, ad esempio, essere un'opportunità per efficientare lo sviluppo di alcuni SDK proprietari a cui lavoro. Senza dimenticare i più tradizionali SwiftUI e Jetpack Compose, ancora più fondamentali oggi specialmente all'alba di nuovi paradigmi UI come il Liquid Glass di iOS, o la necessità di far girare le app su tutti i tipi di schermo e orientamento delle prossime versioni di Android.

In uno scenario così instabile, forse la risposta non è cercare certezze che non esistono, ma prepararsi meglio all’incertezza. Rafforzare le competenze trasferibili, mantenere uno sguardo critico sulle novità tecnologiche, accettare l’idea di obiettivi meno ambiziosi, più flessibili e meno "monolitici". Non per rinunciare all’ambizione, ma per arrivare al 2026 con gli strumenti giusti, pronti ad adattarsi invece che inseguire un piano rigido che potrebbe non reggere il primo imprevisto.

Inizia l'era della nuova Digital Edition di Corriere della Sera

Il 2025 è stato, senza troppi giri di parole, l’anno in cui la Digital Edition di Corriere della Sera è diventata qualcosa di molto più di un progetto. Lo sviluppo è iniziato a settembre 2024 con un obiettivo chiaro ma tutt’altro che banale: internalizzare completamente l’app. Non solo per acquisire il know-how di uno dei prodotti principali di RCS MediaGroup, ma per riportare in casa la capacità di farlo evolvere in modo organico, coerente e sostenibile nel tempo, senza dipendere da un fornitore esterno per ogni scelta strutturale o nuova funzionalità.

Il primo vero banco di prova è stato proprio il lavoro di interfaccia con un team esterno incaricato di sviluppare la nuova funzionalità di sfoglio e fruizione degli articoli digitali. Qui il focus non è stato "far sviluppare qualcosa", ma come farlo sviluppare. Raffinare i requisiti fino al dettaglio necessario per ottenere una libreria pensata come una vera black box, con responsabilità ben confinate dal punto di vista dell’ingegneria del software, capace di integrarsi senza attriti nel prodotto finale e, soprattutto, di semplificare manutenzione ed evoluzioni future. Un lavoro di traduzione continua tra esigenze di prodotto, vincoli tecnici e tempi di sviluppo, che ha richiesto presenza costante e risposte rapide per non rallentare il team esterno e mantenere alta la qualità del risultato.

In parallelo, un altro pezzo fondamentale è stato il reverse engineering della vecchia versione dell’app. Un’attività meno visibile, ma decisiva: analizzare, ricostruire e formalizzare il comportamento del prodotto esistente ha permesso di stendere una base di requisiti tecnici che coprisse il legacy con un margine di errore ragionevole, evitando regressioni e sorprese nella nuova versione. È stato il lavoro che ha trasformato un "si è sempre fatto così" in qualcosa di finalmente misurabile e replicabile.

Ho seguito il progetto come team leader fino a febbraio 2025, quando la gestione è passata, in piena continuità, a uno degli sviluppatori senior entrati nel nuovo team di RCS Innovation, per necessità di seguire un altro progetto. Ed è qui che vale davvero la pena fermarsi un attimo: l’app è stata consegnata sugli store a ottobre di quest’anno, e lo è stata grazie a un team che ha lavorato con competenza, dedizione e una qualità rara. Tutte le persone coinvolte hanno fatto un lavoro eccezionale, dimostrando non solo di saper portare a termine un progetto complesso, ma di saperlo fare nel modo giusto. Se oggi il futuro di Corriere della Sera - Edicola (questo il nome dell'app) è solido, è perché è nelle mani di sviluppatori di altissimo livello.

Nuova vita per le Digital Edition dei Periodici RCS

Il progetto che però ha assorbito la parte più consistente del mio 2025 è stato senza dubbio questo. È iniziato a gennaio 2025 ed è tuttora in corso, con una previsione di chiusura a fine gennaio 2026. L’obiettivo, qui, non era incrementale ma quasi archeologico: resuscitare letteralmente le app Digital Edition del bouquet di Periodici di RCS MediaGroup. App che arrivavano da anni di sostanziale abbandono, con alcune addirittura rimosse dagli store, e che richiedevano non una semplice manutenzione, ma una ripartenza strutturata.

Mi sono occupato della progettazione delle nuove applicazioni partendo dal codice di Gazzetta.it, seguendo come team leader un team esterno di sviluppatori per l’implementazione della prima versione di DOVE Digital Edition, con diversi momenti in cui ho lavorato in prima persona a fianco del team, entrando direttamente nel codice quando serviva accelerare, chiarire una scelta architetturale o sbloccare un nodo tecnico. Non un ruolo di supervisione distante, ma una presenza concreta lungo tutto il percorso.

Qui è entrata in gioco tutta l’esperienza maturata negli anni sulla gestione di target e flavor multipli, in particolare quella costruita con L'Economia, Figli & Genitori e Salute. Un modello che ha permesso di accelerare in modo drastico l’implementazione. Risultato? Cinque nuove app rilasciate nel corso del 2025 (DOVE, Amica, Oggi, Living e Abitare), una sesta già pronta per la fase di test, una settima attualmente in sviluppo e una ottava e ultima che prevediamo di chiudere entro la fine di gennaio 2026. Numeri che, messi in fila, raccontano meglio di qualsiasi slogan quanto il modello abbia funzionato.

Il risultato, ottimo: siamo passati da una situazione oggettivamente disastrosa sugli store a 5 app su 8 rilasciate nell’arco di un solo anno.

Nuove feature per il primo compleanno della Digital Edition di Gazzetta.it e Gazzetta Reader

C’è poi un altro traguardo importante che il 2025 si porta dietro: la nuova Digital Edition di Gazzetta dello Sport ha compiuto un anno. Un anniversario che vale la pena sottolineare, perché il primo risultato concreto è stato quello di aver messo a terra una funzionalità solida, stabile, capace di attraversare il post-rilascio del 2024 senza scossoni significativi. Poche emergenze, poche correzioni strutturali: il segnale più chiaro che il lavoro fatto a monte, su architettura, requisiti e integrazione, ha retto alla prova dell’uso reale.

Dopo un anno in queste condizioni, la Digital Edition era finalmente abbastanza matura da poter evolvere. Le prime evolutive, arrivate tra gennaio e marzo 2025, hanno coinvolto sia l’app sia il backend su cui si appoggia. Funzionalità come l’introduzione dell’anteprima dell'edizione Nazionale di Gazzetta dello Sport o l’invio di notifiche nel momento in cui l'edizione Nazionale completa viene pubblicata non sono semplici “feature in più”: sono strumenti pensati per rimettere il lettore al centro dell’esperienza. Anticipare il contenuto significa ridurre l’attrito, accompagnare l’utente invece di costringerlo a cercare; notificare la disponibilità vuol dire rispettare il suo tempo e le sue abitudini, entrando nel flusso quotidiano senza essere invasivi.

Pochi mesi dopo, tra giugno e agosto 2025, è stato il turno di un altro passo avanti: rendere dinamica la sezione edicola dell’app. L’obiettivo non era solo offrire ai lettori nuovi modi di fruire i contenuti, ma dotare il prodotto degli strumenti necessari per valorizzare ciò che per loro è davvero rilevante. Mettere in evidenza i contenuti giusti, nel momento giusto, significa guidare senza imporre, suggerire senza sovraccaricare. È un equilibrio sottile, ma fondamentale: perché un'edicola, anche virtuale, non è solo un elenco di numeri, è il punto di contatto più diretto tra chi produce contenuti e chi li sceglie ogni giorno.

Le offerte promozionali Apple vengono introdotte nell'app Corriere.it

Ad aprile 2025 è arrivato un altro tassello fondamentale: l’introduzione delle offerte promozionali nell'app Corriere.it. Uno dei punti di forza storici dell’app è sempre stata la sua solida base di utenti abbonati, ma una base è davvero solida solo nella misura in cui si è capaci di mantenerla nel tempo. La retention, soprattutto in un modello a sottoscrizione, non è mai un risultato acquisito: è un equilibrio che va mantenuto, monitorato e, quando serve, riallineato.

Le offerte promozionali di Apple sono state introdotte proprio con questo spirito: ridurre la distanza tra quella che può essere percepita come una “fredda” app e l’utente reale che la utilizza. Grazie a questo strumento è possibile intervenire in modo mirato sia sul winback degli utenti con abbonamento già scaduto, sia su quelli prossimi alla scadenza, proponendo condizioni vantaggiose nel momento più opportuno. Non una leva commerciale aggressiva, ma un modo per riconoscere la relazione pregressa e valorizzarla.

Anche in questo caso, l’utente è rimasto il punto di riferimento principale. La flessibilità offerta da App Store nel comparto abbonamenti rende possibile costruire queste esperienze in modo quasi trasparente dal punto di vista dell’utilizzatore finale, evitando frizioni e passaggi inutili. Dietro questa apparente semplicità, però, c’è stato un lavoro articolato di integrazione e coordinamento, necessario per far dialogare correttamente sistemi diversi senza compromettere la stabilità del prodotto.

Lo sviluppo lato backend è stato realizzato da un team dedicato, mentre io ho seguito l’attività in qualità di tech lead, occupandomi del coordinamento sull’interfaccia tra sistemi e app: dalla definizione dei servizi da esporre, ai necessari raffinamenti in corso d’opera, fino al test della soluzione nel suo complesso. In parallelo, lo sviluppo sull’app l’ho curato direttamente come sviluppatore, lavorando sull’integrazione delle offerte promozionali nel ciclo di vita dell’abbonamento e nell’esperienza utente. Un doppio ruolo che ha permesso di mantenere una visione end-to-end della funzionalità e di garantire coerenza tra ciò che accade "dietro le quinte" e ciò che l’utente percepisce, spesso senza rendersene conto.

Sporcarsi le mani: un po' di manutenzione per le app Corriere e Gazzetta

Accanto ai progetti più visibili, il 2025 è stato anche l’anno della manutenzione ordinaria delle app. Un lavoro meno glamour, ma inevitabile. E forse il segnale più chiaro che alternarsi tra il ruolo di team leader, tech lead e sviluppatore non ti esenta mai davvero dall’essere, quando serve, il tecnico di AM. Le app vivono negli store, e gli store hanno regole, scadenze e requisiti che non aspettano nessuno.

Al netto dei classici aggiornamenti di questa o quella SDK, il grosso delle attività ha riguardato Android e la compliance con Google Play. Un terreno in costante movimento, dove rimanere fermi equivale a perdere visibilità o, peggio, a uscire di scena. La prima attività significativa è stata l’aggiornamento delle Play Billing Library: ho lavorato direttamente sull’implementazione nelle Digital Edition Periodici, riutilizzando poi il codice per lo stesso aggiornamento in Gazzetta.it. Su L'Economia, Figli & Genitori e Salute lo sviluppo è stato eseguito da altri, ma sotto la mia supervisione, per garantire coerenza e allineamento tra i diversi prodotti.

Un altro passaggio cruciale è stato l’innalzamento del target Android, necessario per non perdere posizionamento e visibilità sullo store. A questo è seguito un aggiornamento generale di tutte le librerie di terze parti su Digital Edition Periodici, Gazzetta.it, Gazzetta Reader, L'Economia, Figli & Genitori e Salute. Un intervento ampio, ma strategico, che ci ha permesso di garantirci, realisticamente, un paio d’anni di relativa tranquillità sul fronte delle policy.

Ultimo, ma non meno importante, il requisito delle memory page a 16 KB. Nulla di particolarmente complesso nella maggior parte dei casi, in quanto spesso si è trattato semplicemente di chiedere ai fornitori di ricompilare le librerie native nei loro artefatti Maven per supportare il nuovo requisito. In un solo caso è stato necessario adottare una soluzione più creativa: una libreria troppo vecchia, il cui rifacimento completo sarebbe probabilmente più semplice che l’aggiornamento. Qui la scelta è stata pragmatica: tagliare tramite Gradle l’architettura problematica, peraltro non utilizzata dai nostri utenti. Una di quelle decisioni poco visibili, ma che fanno la differenza quando l’obiettivo è mantenere il sistema sano senza complicarlo inutilmente.

Cosa aspettarsi dal 2026?

Mentre a fine 2024, nel mio precedente Unwrapped, pensavo che il 2025 sarebbe stato un anno di grandi sfide, oggi, al termine di quest’anno, il pensiero non è cambiato di molto: il 2026 si prospetta come un anno di grandi sfide. Non grandi sfide eroiche da affrontare, ma più che altro un salto nel buio tra variabili che sfuggono al controllo, contesti in continuo mutamento e situazioni da osservare con attenzione prima di prendere qualsiasi decisione. Il tipo di anno in cui serve più prudenza che audacia, e in cui la capacità di adattarsi diventa più preziosa di qualsiasi skill tecnica.

Con tutto questo, non resta che fare un augurio a tutti: buon anno! Che il 2026 porti almeno qualche certezza, qualche gioia inaspettata e tante piccole vittorie personali, dentro e fuori dal lavoro.

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